DATA: 30-08-1994.

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                        DOSSIER SINDONE
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> NOTE STORICHE:

Poco  dopo  la  corcefissione  di  Gesu', a Edessa, nella Turchia
orientale,  venne  portato  un  misterioso  ritratto  con  poteri
taumaturgici,  che opero' varie guarigioni miracolose; in seguito
fu  messo  al  sicuro  in  una nicchia sopra la porta occidentale
della citta'.

525  -  Il  ritratto  fu  rinvenuto,  riconosciuto come la stoffa
miracolosa,   e  trasportato  in  un  reliquiario  fatto  erigere
dall'imperatore Giustiniano.

944 - La Sindone giunse a Costantinopoli.

1011  -  Una copia venne inviata a Roma, dove era conosciuta come
la Veronica, e fu collegata alla leggenda di S.  Veronica, che si
diceva avesse asciugato il volto di Cristo con il suo fazzoletto,
sul quale erano rimasti impressi i lineamenti.

1203  -  La  reliquia  veniva esposta tutti i venerdi' per essere
adorata,  in  Santa  Maria  di  Blachernae,  nella  tesoreria del
palazzo, protetta da nove porte di bronzo.

In  una  supplica  di Teodoro Angelo Comneno (nipote di Isacco II
Angelo Comneno, imperatore di Costantinopoli nel 1204), scritta a
Roma  e  inviata  a  Papa Innocenzo III, si esprime lo sdegno dei
bizantini per il saccheggio della citta' perpetrato durante la IV
crociata.   Secondo  i suoi informatori, la Sindone sarebbe stata
trasportata ad Atene.

In  un  manoscritto  del  1208,  conservato  nella  biblioteca di
Besancon,  e'  documentata la donazione della Sindone da parte di
Ponzio  de  la Roche all'arcivescovo di Besancon Amedeo Tramelai.
La reliquia posseduta da Ponzio, gli giunse dal figlio Otto, duca
latino di Atene.

Queste  testimonianze pero' potrebbero non riferirsi alla Sindone
di  Torino,  ma  al  sudario di Besancon, che ando' distrutto nel
1349 nell'incendio della Cattedrale di Santo Stefano.

1357  -  Dopo  la  morte  di un successivo Geoffrey de Charny, la
Sindone  riapparve nella nuova chiesa di Lirey, nella Francia del
sud,  ora  nelle  dimensioni  complete,  e  non il solo ritratto.
Veniva  esibita  alle  folle  di  pellegrini  e  vennero  coniate
medaglie con la sua immagine.

1389  -  Pierre d'Arcis, vescovo di Troyes (Francia) affermo' che
l'immagine  era stata dipinta da un pittore che lo aveva detto in
confessione al vescovo precedente, Henry de Poitiers.

1449 - La Sindone veniva esposta a Liegi e in altre citta' da una
certa Margaret de Charny.

1460  -  Dopo  la morte di Margaret de Charny, divenne proprieta'
della  duchessa  Bianca  di Savoia, e fu custodita nella cappella
del castello di Chambery.

1532  -  Il  castello  fu  dato  alle  fiamme,  ma la tela non fu
dannegggiata  in  modo  grave,  tanto  che  le suore riuscirono a
riprodurla.

1578  -  La  Sindone  e'  conservata  in  uno  scrigno  d'argento
sull'altare  della  cappella  reale  contigua  alla cattedrale di
Torino.

Nel 1800, ancora nelle mani dei Savoia, venne esposta sei volte.

1898   -   La   Sindone   fu  fotografata  per  la  prima  volta,
dall'avvocato   Secondo   Pia,   e   si   scopri'   che  era  una
rappresentazione  "in negativo", e si pote' ricostruire l'aspetto
"normale".

1973  -  Dopo  i ripetuti sforzi di un religioso americano, padre
Peter  Rinaldi,  il  22  novembre  la Sindone venne mostrata alla
televisioni italiana, che trasmetteva in tutta Europa, dalla sala
Grande del Palazzo Reale di Torino.

1977  -  Un  gruppo  di  scienziati  diede  inizio al Progetto di
Ricerca sulla Sindone di Torino (STURP).

1988  -  Il  21 ottobre viene comunicato il responso dello STURP.
La prova del C14 situa la fabbricazione della Sindone tra il 1260
ed il 1390.


> NOTE SCIENTIFICHE:

Sopra  i  due  altari  della Cattedrale di S.Giovanni Basttista a
Torino,  dietro  ad  una  griglia di ferro, in una cassa di ferro
dentro un contenitore di legno, chiuso con tre diverse serrature,
e'  conservata  la  Sindone.   La  sua  esibizione  necessita del
permesso  del  Papa,  del  Cardinale  di  Torino e del suo ultimo
proprietario, l'ex Re d'Italia Umberto di Savoia.

Si  tratta di un pezzo di lino, intessuto a spina di pesce, lungo
4.08  metri  e  largo  1.18 m (4.36 x 1.10, secondo altre fonti).
Raffigura  un  uomo  con barba e capelli lunghi, di eta' compresa
probabilmente  tra  i  30 e i 35 anni, alto circa 1.75 m del peso
intorno ai 75 Kg.

Sul  corpo  ci  sono  i  segni  di  una  selvaggia flagellazione,
probabilmente  inflitta  da  due  tormentatori.   Ci  sono 90-100
ferite   che   potrebbero   essere  state  inflitte  da  staffili
terminanti  con  una punta metallica.  Tra le spalle, la pelle e'
arrossata ed escoriata, come da qualche oggetto pesante e ruvido.
Nel  fianco c'e' una profonda ferita che ha prodotto un flusso di
sangue  e  siero.   Le  ginocchia  sono tagliate e illividite, in
particolare  la  rotula  sinistra, come in seguito ad una pesante
caduta.   Il polso visibile (le mani sono incrociate) ed entrambi
i  piedi  mostrano  ferite  lasciate  da  chiodi  che erano stati
conficcati.  La faccia e' pesta e gonfia, come se anch'essa fosse
stata  colpita  dalle  scudisciate,  e il cuoio capelluto porta i
segni di profonde trafitture prodotte da oggetti taglienti.

Tutti  i  particolari  indicano  il  corpo di un uomo flagellato,
sulla cui testa e' stato calcato un copricapo di spine, sulle cui
spalle  e'  gravato  un  pesante  carico  e  che  infine e' stato
crocefisso  con  chiodi  infilato  nelle  ossa  dei polsi e delle
caviglie.   Non  ci  sono  tracce  di  decomposizione.   La  zona
addominale  e'  gonfia, come succede nei casi di asfissia, che di
solito era la causa di morte nei crocefissi.

I  segni  delle  sferzate  coincidono  esattamente con quelli che
sarebbero  stati causati dal flagorum romano, una specie di gatto
a  tre  code  le  cui  estremita' erano rivestite di metallo e di
osso.

Tutto  cio'  suggerisce  che  la Sindone sia originale, in quanto
combacia  esattamente  con  la  descrizione  evangelica, e con le
nostre conoscenze storiche.

Negli  anni  '70,  si  forma  lo  STURP (Shroud of Turin Research
Project,  ancora attivo:  PO BOX 378, Willimatic, CT 06226, USA),
ed inizia una serie di esperimenti.

L'esame al microscopio delle fibre indico' la presenza di polline
di  cotone, il che dimostra che il tessuto era stato intessuto in
Medio  Oriente,  dal momento che in Europa non vi sono colture di
cotone.

Gli  occhi  erano coperti da due minuscoli oggetti; si determino'
che  la  misurazione coincideva esattamente con le dimensioni dei
leptoni, monete coniate ai tempi di Ponzio Pilato.

Le  prove  di  laboratorio  non indicano tracce di sangue, ne' di
pitture  o  coloranti,  smentendo  cosi' la teoria secondo cui la
Sindone sarebbe una falsificazione del XIV secolo.

Nell'ottobre del 1988, lo STURP rese noti i risultati della prova
del  C14,  condotta nei laboratori dell'Universita' dell'Arizona,
dell'Universita'  di  Oxford  e  del  Politecnico  di Zurigo.  La
Sindone risulto' fabbricata tra il 1260 ed il 1390.

L'annuncio  venne  dato  dall'Arcivescovo  di  Torino,  Cardinale
Anastasio Balestriero, il quale volle sottolineare che "La Chiesa
ribadisce  il  suo  rispetto  e  la  sua  venerazione  per questa
veneranda   icona   di   Cristo   [...]  nella  quale  il  valore
dell'immagine  e'  preminente  rispetto  all'abituale  valore  di
reperto storico".

Se  quindi  sappiamo  che  la  Sindone e' un falso medievale, non
sappiamo  niente  di  come  possa essere stato prodotto.  Fin dai
primi  secoli  dC,  cominciarono  a  circolare numerosi falsi, la
maggio parte dei quali evidenti, ma divennero comunque oggetto di
venerazione.

Le  caratteristiche  della Sindone di Torino, pero', sono tali da
renderla  comunque  un  oggetto mysterioso.  Le analisi escludono
che  il  tessuto  sia stato dipinto.  E la cosa piu' strana e' la
colorazione "negativa" dell'immagine.

Quando  ancora si pensava che la Sindone potesse essere realmente
il  lenzuolo  nel  quale  fu  avvolto  il corpo di Gesu', vennero
formulate  alcune  teorie  per  spiegare come un cadavere potesse
imprimere  le proprie fattezze su una tela.  Un'ipotesi fu quella
della   "vaporigrafia",  una  reazione  chimica  tra  l'ammoniaca
(presente  nel  sudore)  sul  corpo e l'aloe e l'olio d'oliva sul
lino.

Un'ipotesi  ancora piu' suggestiva fu quella della bruciatura.  I
segni di bruciato prodottisi durante l'incendio del 1532 non sono
infatti   dissimili,   come   colorazione,  dal  corpo  ritratto.
Qualcuno  propose  che  una  potentissima  combinazione di luce e
calore  abbia  "fotografato"  il  corpo.   La  luce splendente e'
collegata  con  le  apparizioni  miracolose  di Gesu', come nella
Trasfigurazione,  ed  anche  con  le  cronache  delle  guarigioni
miracolose operate dalla Sindone.

Ora  che  sappiamo  che la Sindone e' un falso, resta da scoprire
chi,  tra il 1280 ed il 1390 avrebbe potuto realizzarla.  C'e' da
considerare   che  non  si  sono  utilizzati  metodi  di  pittura
tradizionale,  e  che la produzione artistica medievale non offre
esempi  di  immagini  "in  negativo".   Abbiamo  quindi tracciato
l'identikit  di  un  "iniziato"  padrone  di tecniche segrete per
tracciare  immagini  sulla stoffa, che per qualche oscura ragione
decide di farlo in negativo...

Non deve stupire quindi che qualcuno abbia avanzato l'ipotesi che
la  Sindone fosse un'esperimento proto-fotografico di Leonardo da
Vinci.   Per  quanto  non  vi siano prove inconfutabili in questo
senso,   alcuni   elementi   sembrano  davvero  suggerire  questa
possibilita'.

L'iconografia  cristiana  ha sempre raffigurato Cristo crocefisso
con  i  chiodi  nel  palmo  delle  mani, e le Sindoni false hanno
ripreso  questa  convenzione.   In realta', sappiamo che i chiodi
erano  piantati  nei  polsi, perche' altrimenti nella mano non vi
erano ossi per sostenere il peso del corpo...  Abbiamo gia' fatto
cenno al problema del negativo, e delle tecniche "alternative" di
pittura...

Leonardo,  vissuto  nel  XV  secolo, aveva sufficienti nozioni di
anatomia per sapere che un chiodo, per sostenere il corpo, doveva
necessariamente  essere  piantato  nel  polso.   Sono noti i suoi
esperimenti  per realizzare nuovi procedimenti di lavorazione dei
colori, oltre a quelli conosciuti al suo tempo, e sappiamo che il
suo  desiderio  di  sperimentare  ha  prodotto alcuni insuccessi,
poiche'   ci  sono  giunti  affreschi  completamente  rovinati...
Sappiamo  che  Leonardo  poteva  realizzare  un modello di Gesu',
essendo  noto  il  suo  trafficare coi cadaveri appena sepolti...
Sappiamo   che   le   sue   ricerche  lo  portarono  allo  studio
dell'ottica,  e  (sebbene  si tratti di un'illazione tirata per i
capelli)  la sua scrittura "allo specchio" indica una propensione
per la sperimentazione simmetrica...

Insomma,  ho cercato di ricostruire gli elementi che possono aver
spinto  qualcuno  a  suggerire questa possibilita' (l'articolo in
questione  non ebbi il tempo di leggerlo per intero...).  Che poi
Leonardo  abbia  realizzato  una  "fotografia"  o  un incredibile
dipinto,  e'  quasi  indifferente, rispetto all'importanza di una
simile  scoperta,  qualora  fosse  avallata  da prove sicure.  La
datazione  del  lino e' antecedente alla vita di Leonardo, ma non
e'  troppo  improbabile che per realizzare una "Sindone piu' Vera
delle  altre"  (ed  e'  proprio cio' che si puo' dire a proposito
della Sindone di Torino), si fosse fatto procurato un tessuto dal
medio oriente, magari realizzato nel secolo precedente...

Come  se  non  bastasse, sulla fronte dell'uomo raffigurato sulla
Sindone,  appare  un  segno che e' come un 3 ruotato sull'asse Y,
che puo' essere letto "allo specchio"...  ;-)

Avevo fatto riferimento tempo fa ad alcune implicazioni templari.
Ho  deciso  di  ridimensionare molto questa parte, perche' appare
decisamente  confusa,  e  perche' una sintesi precisa esula dalle
mie  conoscenze  "mysteriose"  e sarebbe, in definitiva, inutile.
Comunque  sottolineo  che  i Templari sono una specie di Costante
Universale nei mysteri, poiche' non v'e' quasi fenomeno del quale
non  sia  stato  attribuito loro, come minimo, un ruolo decisivo.
Contrariamente  a  quanto  ho letto piu' volte, questa "moda" dei
Templari  non  e' affatto nata con Il Pendolo di Foucault, che e'
anzi lui stesso il frutto della suggestione templare che non deve
aver  risparmiato  neanche  il  buon  Eco.   Chiusa  la parentesi
(sperando che nessun critico letterario ci stia leggendo).

Un  accenno  pero'  devo  necessariamente farlo.  Considerate che
alcuni  dei nomi che ho fatto finora, ed altri sempre legati alla
Sindone,   appartengono   a  rappresentanti  dell'Ordine  o  loro
parenti.   La  parte  piu'  interessante  e'  pero'  legata  alla
mysteriosa  figura  di  Baphometto,  una  sorta  di divinita' che
sarebbe  stata  adorata dai Templari.  E' inutile dire che non vi
sono  prove  schiaccianti  in  questo  senso,  e che questo fu un
argomento  decisivo  nel corso del processo ai Templari, accusati
di   venerare   un'immagine   demoniaca,   nata  tradizionalmente
dall'unione  carnale  di un nobile di Sidone ;) ed il cadavere di
una fanciulla...

In  realta', cio' che probabilmente i Templari adoravano davvero,
non  era  altro  che l'immagine di "una mostruosa testa barbuta":
togliendo   il  "mostruosa",  potrebbe  trattarsi  perfino  della
Sindone,  o  meglio di una sua "antenata" (l'acheropita di Edessa
consisteva  proprio  nella  raffigurazione del volto del Cristo).
Una  leggenda,  descrive  l'oggetto  dell'adorazione dei Templari
come "una vecchia pelle d'uomo imbalsamato e di tela liscia [...]
con  gli  occhi  di  carboncino  che splendevano come il chiarore
della luna".

Per chiudere in bellezza, Leonardo da Vinci e' indicato come Gran
Maestro  del  Priorato  di Sion.  E qui' mi fermo, perche' non ho
alcuna voglia di scrivere "Il Pendolo di Foucault 2", perche' non
sono  convinto  che  il  Priorato  di  Sion sia un'argomento piu'
"serio"  dei  Sette Nani e perche' tanto il 90% della letteratura
templare,  pseudo-templare  o  filo-templare,  e' pure e semplice
dietrologia.   Se poi qualcuno vuole approfondire le implicazioni
rosacrociane della Sindone, si accomodi...  ;-)

